“Ci sono lavori che gli italiani non vogliono fare più”

“Ci sono lavori che gli italiani non vogliono fare più”. Questa frase si è diffusa nel discorso pubblico a partire dagli anni Novanta, in concomitanza con la ristrutturazione del mercato del lavoro e la crescita dell’immigrazione. Per lungo tempo, è stata usata in riferimento a settori caratterizza...

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Main Author: Francesca Coin
Format: Article
Language:English
Published: Firenze University Press 2025-05-01
Series:Cambio
Subjects:
Online Access:https://oaj.fupress.net/index.php/cambio/article/view/16727
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description “Ci sono lavori che gli italiani non vogliono fare più”. Questa frase si è diffusa nel discorso pubblico a partire dagli anni Novanta, in concomitanza con la ristrutturazione del mercato del lavoro e la crescita dell’immigrazione. Per lungo tempo, è stata usata in riferimento a settori caratterizzati da mansioni faticose, pericolose, e sottopagate, come l’agricoltura, l’edilizia e il lavoro domestico. Negli ultimi anni, quest’espressione è stata usata in altri settori, come la logistica, la sanità e la ristorazione. Servendosi delle testimonianze del personale che opera nella ristorazione, questo articolo suggerisce che la sostituzione di manodopera autoctona con manodopera migrante non è dovuta al cambiamento culturale dei gusti lavorativi degli italiani. Essa è, al contrario, la cartina tornasole di un deterioramento delle condizioni di lavoro che, negli anni, si è normalizzato e diffuso, sino a descrivere una situazione emergenziale in diversi settori dell’economia italiana.   Parole chiave: ristorazione; turismo; salute mentale; dimissioni; disaffezione; condizioni di lavoro   “There are jobs that Italians don't want to do anymore.” This phrase has spread in public discourse since the 1990s, coinciding with the restructuring of the labor market and the growth of immigration. For a long time, it was used in reference to sectors characterized by strenuous, dangerous, and underpaid jobs, such as agriculture, construction, and domestic work. In recent years, this expression has been used in other sectors, such as logistics, healthcare, and hospitality. Using the testimonies of employees working in the hospitality industry, this article suggests that the substitution of domestic labor with migrant labor is not due to cultural change in the labor tastes of Italians. It is, on the contrary, the symbol of a deterioration in working conditions that, over the years, has become normalized and widespread, to the point of describing an emergency situation in several sectors of the Italian economy.   “Ci sono lavori che gli italiani non vogliono fare più”. Questa frase si è diffusa nel discorso pubblico a partire dagli anni Novanta, in concomitanza con la ristrutturazione del mercato del lavoro e la crescita dell’immigrazione. Per lungo tempo, è stata usata in riferimento a settori caratterizzati da mansioni faticose, pericolose, e sottopagate, come l’agricoltura, l’edilizia e il lavoro domestico. Negli ultimi anni, quest’espressione è stata usata in altri settori, come la logistica, la sanità e la ristorazione. Servendosi delle testimonianze del personale che opera nella ristorazione, questo articolo suggerisce che la sostituzione di manodopera autoctona con manodopera migrante non è dovuta al cambiamento culturale dei gusti lavorativi degli italiani. Essa è, al contrario, la cartina tornasole di un deterioramento delle condizioni di lavoro che, negli anni, si è normalizzato e diffuso, sino a descrivere una situazione emergenziale in diversi settori dell’economia italiana.   Parole chiave: ristorazione; turismo; salute mentale; dimissioni; disaffezione; condizioni di lavoro   “There are jobs that Italians don't want to do anymore.” This phrase has spread in public discourse since the 1990s, coinciding with the restructuring of the labor market and the growth of immigration. For a long time, it was used in reference to sectors characterized by strenuous, dangerous, and underpaid jobs, such as agriculture, construction, and domestic work. In recent years, this expression has been used in other sectors, such as logistics, healthcare, and hospitality. Using the testimonies of employees working in the hospitality industry, this article suggests that the substitution of domestic labor with migrant labor is not due to cultural change in the labor tastes of Italians. It is, on the contrary, the symbol of a deterioration in working conditions that, over the years, has become normalized and widespread, to the point of describing an emergency situation in several sectors of the Italian economy.   Keywords: hospitality; tourism; mental health; resignation; disengagement; working conditions    
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